Forse quel cerchio rimasto spento il 7 febbraio scorso a Sochi, durante la cerimonia di inaugurazione della XXII edizione dei giochi olimpici invernali (e poi bissato, con una certa autoironia, alla cerimonia di chiusura), avrebbe potuto essere considerato un simbolico annuncio in mondovisione: nei cieli di Russia non brillerà più la luce di un’antica istituzione della ricerca scientifica e umanistica. La prestigiosa Accademia russa delle Scienze — fondata a San Pietroburgo nel 1724 da Pietro il Grande —– era riuscita, nel corso dei secoli, a sopravvivere ai sussulti della storia, sfuggendo anche alle turbolenze del periodo sovietico. Ma nella scorsa estate un’improvvisa riforma, voluta dal presidente Vladimir Putin e tenuta segreta fino all’ultimo momento, ha minato alla base la sua autonomia.

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